mercoledì 29 febbraio 2012

Macchine per scrivere: Olivetti Graphika

Oggi riportimo l'immagine dell'articolo scritto con Olivetti Graphika da Enrico Morozzi






































Olivetti Graphika

lunedì 27 febbraio 2012

Macchine per scrivere: La Hermes 3000

E' una semi-standard delle dimensioni analoghe alle Olivetti Studio 42 e 44.
E' stata prodotta dalla fabbrica elvetica Hermes per una ventina d'anni dai primi anni '60 fino alla fine degli anni '70 mantenendo la medesima meccanica ma sostituendo l'originale (e bellissima) carrozzeria di lamiera verde con la solita plastica di forma quadrata di moda all'epoca.
La macchina e' solida e ben protetta dalla polvere e dagli agenti esterni.
Hermes 3000
La tastiera e' molto completa, i tasti sono lucidi ed ergonomici la battitura (peso regolabile) e' dolce e precisa. Inoltre i font originali usati su questa macchina hanno un design veramente gradevole.
La caratteristica unica di questa macchina e' quella di presentare la regolazione dei margini visibile sulla guida numerata davanti al foglio.
Un altro plus e' rappresentato dai tasti funzione (tabulatori e margin release) collocati tutti in alto come sulle tastiere da computer.
La regolazione del nastro offre oltre ai classici rosso/nero e blank, anche una posizione intermedia, forse progettata per un nastro a tre colori(?) che risulta in una scrittura rossonera sul nastro tradizionale.
Questa macchina e' molto quotata sul mercato americano, elogiata dal suo piu' celebre utilizzatore Jack Kerouac, e ricercata ancora oggi da scrittori e sceneggiatori, e viene considerata da molti collezionisti statunitensi come la miglior macchina da scrivere meccanica mai prodotta.
In Italia e in Europa la macchina si puo' ancora trovare senza difficolta' e a prezzi piu' che ragionevoli.Questo è un'articolo scritto per noi dal nostro caro amico Enrico Morozzi. Questo è un'articolo scritto per noi dal nostro caro amico Enrico Morozzi.

venerdì 24 febbraio 2012

Macchine per scrivere: Totomeka

Finalmente sono riuscito ad avere la mia TOTOMEKA
prima del restauro
con schedina Totip

Ho fatto tredici!
trovare informazioni sul su inventore non è facile. Più facile è stato travare l'inventore della schedina: Il Sig. Massimo Della Pergola.
Un trentenne triestino che insieme a due amici, Fabio Jegher e Geo Molo,  e un capitale di 300 mila lire inventa il sistema di scommesse sul calcio. Potete trovare maggiori informazioni sull'articolo scritto da Pino Corrias di Repubblica nel 2006.
dopo il restauro
con schedina nr. 13 Totocalcio
Il 1946 segnò la nascita del concorso che da allora è entrato a pieno diritto nella storia e nelle abitudini degli italiani : il concorso a pronostici sulle partite di calcio, la schedina della SISAL, diventata poi dal 1948 del Totocalcio. Ad ideare il concorso fu il giornalista sportivo Massimo Della Pergola, che ne aveva messo a punto il regolamento e la sua realizzazione pratica nel 1943 mentre era internato in un campo di concentramento in Svizzera. Di religione ebraica, era stato catturato dalle guardie di confine elvetiche mentre cercava di entrare clandestinamente nel paese per sfuggire alle persecuzioni razziali allora in atto anche in Italia. Al termine della guerra rientrò in patria e con due amici fondò la SISAL Sport Italia Società a Responsabilità Limitata, con un capitale di 300.000 lire. Il 4 gennaio 1946, dopo una lunga e complessa trafila burocratica, la SISAL ottenne la necessaria autorizzazione da parte del Ministero degli Interni per avviare il concorso. Il debutto venne fissato inizialmente per domenica 28 aprile 1946, ma per problemi di carattere tecnico si dovette attendere la domenica successiva, il 5 maggio. La schedina del concorso numero 1 aveva una sola colonna con dodici partite più due di riserva e la giocata aveva un costo di 30 lire. RAI STORIA - La prima schedina della Sisal
Ma torniamo alla nostra macchinetta. Macchina obliteratrice per il Totocalcio. MAF TOTOMEKA a sei tacche (ne furono prodotte anche ad otto tacche). Dimensioni: Lunghezza 22 cm. Profondità 23. Altezza 13 cm. Peso 2.50 kg con tre tasti: 1 X 2

L'anno di produzione dovrebbe essere il 1951, il brevetto il numero 461232 e nr di serie 728

giovedì 23 febbraio 2012

Macchine per scrivere: Giuseppe Ravizza - seconda parte

Due anni dopo, all'Esposizione di Torino del 1858, Ravizza esponeva tre tipi di macchina. Se la Giuria si accontentò, con una straordinaria miopia, di accordare all'inventore solo una modestissima medaglia d'argento, questi ebbe almeno la grande soddisfazione morale di scrivere una lettera alla presenza di Re Vittorio Emanuele II, il quale, alla sua volta volle provarla, battendo alcune parole, compreso il suo nome. Le stesse macchine vennero espostea Firenze nel 1861 e poi a Londra. Parecchi giornali inglesi ne pubblicarono dettagliate descrizioni riprodotte sui giornali degli Stati Uniti, fra cui il notissimo Scientific American di New York.
E' giunto il momento di parlare di Cristoforo Latham Sholes, il cui nome continua ad usurpare la fama del primo inventore della macchina da scrivere. Nato a Milwanke, nel Wisconsin, (noi sappiamo che nacque Mooresburg Pennsylvania) aveva debuttato con modesta fortuna nella carriera di giornalista. Un giorno assieme ad un certo Soules (noi sappiamo insieme Carlos Glidden and Samuel Soulé nel1867) pensò di costruire una macchina che potesse sostituire la scrittura. Costruì alcuni modelli, l'11 ottobre 1867, richiedeva il primo brevetto, in molte parti identico a quello ottenuto, ben 13 anni prima, dal Ravizza. Siamo giunti al punto delicato della questione. Ignorava il Sholes l'esistenza dei lavori del Ravizza? La cosa non è del tutto improbabile. Egli era giornalista, s'interessava a problemi meccanici, e certo non poteva fare a meno di scorrere lo Scientific American il quale aveva dato ampia descrizione della macchina. E circostanza ancor più significativa troviamo nei primi modelli del Sholes, unicamente i principi delle prime macchine italiane e non quei perfezionamenti, che pur ottenuti dal Ravizza, non erano stati pubblicati dai giornali.

Aggiungo io un altra circostanza curiosa. Andate a vedere il blog sull'invenzione del nastro http://scrivevo.blogspot.com/2011/12/macchine-per-scrivere-il-nastro.html e troverete che il sistema applicato alle macchine da scrivere è quello inventato il 27 Settembre1864 (patent nr. 44488) da SAMUEL W. SOULE AND C. LATHAM SHOLES.
Ma come fa un inventore ad inventare (registrare un brevetto) prima il nastro e 3 anni dopo la macchina da scrivere?

venerdì 17 febbraio 2012

Macchine per scrivere: Giuseppe Ravizza - prima parte

La figura dell'avvocato Giuseppe Ravizza, nato a Novara il 10 Marzo 1811, morto a Livorno il 30 Ottobre 1885, merita di essere rapidamente tracciata. Così inizia un capitolo di un libro da me acquistato in una libreria del centro. Di seguito riporterò i passaggi salienti ed interessanti che rafforzano la posizione di Ravizza nei confronti dell'americano Cristoforo Latham Sholes.

Se il primo brevetto ottenuto dal Ravizza sotto il curioso titolo di: Cembalo scrivano, ossia macchina da scrivere a tasti, porta la data del 14 settembre 1855, la prima idea di essa risale a parecchi anni prima e si potrebbe porre verso il 1837. Infatti, quando l'inventore novarese si decise a chiedere al Governo Piemontese l'atto ufficiale che garantisse i sui diritti di proprietà, egli aveva già costruito ben 9 modelli di macchine da scrivere. (vedi riferimento a Fantoni)
Il Brevetto Ravizza è un documento di tale inoppugnabile precisione, da rendere impossibile qualsiasi discussione. Rileggiamone assieme le parti essenziali.
Disporre attorno un cerchio tanti martelletti, aventi alle loro estremità i tipi delle lettere e gli interpunti: fare che tutti battano ad un certo punto centrale, dove ruoti la carta destinata all'impressione dei tipi: muovere d'un passo la carta appena battuta la lettera. ...... ...... Affinchè le impressioni date dai martelletti rilascino immagini visibili, ivi si sottopone una sottile stoffa di seta, avente da un lato un intonaco composto con grafite od azzurro di Parigi, finemente macinato e sciolto in una piccola quantità di grasso.
Interessante.. mmm. veramente interessante. Particolari che mi hanno colpito sono due
  1. i tipi 
  2. sottile stoffa di seta
Non vorrei sbagliare ma typewriter ha in se type che assomiglia moltissimo ai "tipi" e "la sottile stoffa si seta" mi fa pensare all'invenzione di Pellegrino Turri e quandi con questo risolveremo anche il quesito su chi fù il primo inventore del primo nastro per macchina da scrivere. Ma andiamo avanti con il libro.

Riassumendo, Ravizza, tre quarti di secolo fa, (libro scritto anni 30) quando ancora nessuno anche lontanamente vi pensava (noi sappiamo di Agostino Fantoni), fatto stupefacente, aveva costruito una macchina da scrivere completa, la quale, non solo possedeva i principi fondamentali della dactilo modernissima, ma già era scesao nei più delicati dettagli di essa cioè: tastiera azionante una serie di leve, caratteri maiuscoli, spostamento della carta per mezzo di un carrello automatico, inchiostratura a nastro, segnalazione di fine linea a campanello, tasto di ritorno per le correzioni, ecc.
Questa macchina venne esposta al pubblico all'Esposizione industriale di Novara del 1856, presentata ai visitatori da uno speciale opuscolo di propaganda, scritto in termini magniloquenti da un certo avvocato Bensi amico del Ravizza. Erano pure aperte le prenotazioni, al prezzo modesto di 200 lire. Se i curiosi furono molti, ben pochi gli acquirenti. Mi è simpatico di ricordare, che prima a possedere una macchina da scrivere fu una donna (noi sappiamo anche di Carolina), la Baronessa Elisabetta di Klinkowstrom che, come ebbe a scrivere al Ravizza, l'usò per molti anni.