venerdì 17 febbraio 2012

Macchine per scrivere: Giuseppe Ravizza - prima parte

La figura dell'avvocato Giuseppe Ravizza, nato a Novara il 10 Marzo 1811, morto a Livorno il 30 Ottobre 1885, merita di essere rapidamente tracciata. Così inizia un capitolo di un libro da me acquistato in una libreria del centro. Di seguito riporterò i passaggi salienti ed interessanti che rafforzano la posizione di Ravizza nei confronti dell'americano Cristoforo Latham Sholes.

Se il primo brevetto ottenuto dal Ravizza sotto il curioso titolo di: Cembalo scrivano, ossia macchina da scrivere a tasti, porta la data del 14 settembre 1855, la prima idea di essa risale a parecchi anni prima e si potrebbe porre verso il 1837. Infatti, quando l'inventore novarese si decise a chiedere al Governo Piemontese l'atto ufficiale che garantisse i sui diritti di proprietà, egli aveva già costruito ben 9 modelli di macchine da scrivere. (vedi riferimento a Fantoni)
Il Brevetto Ravizza è un documento di tale inoppugnabile precisione, da rendere impossibile qualsiasi discussione. Rileggiamone assieme le parti essenziali.
Disporre attorno un cerchio tanti martelletti, aventi alle loro estremità i tipi delle lettere e gli interpunti: fare che tutti battano ad un certo punto centrale, dove ruoti la carta destinata all'impressione dei tipi: muovere d'un passo la carta appena battuta la lettera. ...... ...... Affinchè le impressioni date dai martelletti rilascino immagini visibili, ivi si sottopone una sottile stoffa di seta, avente da un lato un intonaco composto con grafite od azzurro di Parigi, finemente macinato e sciolto in una piccola quantità di grasso.
Interessante.. mmm. veramente interessante. Particolari che mi hanno colpito sono due
  1. i tipi 
  2. sottile stoffa di seta
Non vorrei sbagliare ma typewriter ha in se type che assomiglia moltissimo ai "tipi" e "la sottile stoffa si seta" mi fa pensare all'invenzione di Pellegrino Turri e quandi con questo risolveremo anche il quesito su chi fù il primo inventore del primo nastro per macchina da scrivere. Ma andiamo avanti con il libro.

Riassumendo, Ravizza, tre quarti di secolo fa, (libro scritto anni 30) quando ancora nessuno anche lontanamente vi pensava (noi sappiamo di Agostino Fantoni), fatto stupefacente, aveva costruito una macchina da scrivere completa, la quale, non solo possedeva i principi fondamentali della dactilo modernissima, ma già era scesao nei più delicati dettagli di essa cioè: tastiera azionante una serie di leve, caratteri maiuscoli, spostamento della carta per mezzo di un carrello automatico, inchiostratura a nastro, segnalazione di fine linea a campanello, tasto di ritorno per le correzioni, ecc.
Questa macchina venne esposta al pubblico all'Esposizione industriale di Novara del 1856, presentata ai visitatori da uno speciale opuscolo di propaganda, scritto in termini magniloquenti da un certo avvocato Bensi amico del Ravizza. Erano pure aperte le prenotazioni, al prezzo modesto di 200 lire. Se i curiosi furono molti, ben pochi gli acquirenti. Mi è simpatico di ricordare, che prima a possedere una macchina da scrivere fu una donna (noi sappiamo anche di Carolina), la Baronessa Elisabetta di Klinkowstrom che, come ebbe a scrivere al Ravizza, l'usò per molti anni.
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