venerdì 18 novembre 2011

Olivetti Lettera 22

Olivetti Lettera 22 - Collezione privata Robert Messenger
Sotto la guida di Adriano Olivetti, gli anni cinquanta segnano una fase di crescita straordinaria per la ditta di Ivrea.

Nel 1938 Marcello Nizzoli, architetto con una forte propensione alla comunicazione, capace di disegnare con la stessa facilità creativa prodotti, edifici o manifesti, inizia una collaborazione molto stretta con la progettazione Olivetti:
a lui si deve il design di parecchi prodotti per ufficio di grande successo: la Lexikon 80 (1948), la Divisumma 14 (1948), la Lettera 22 (1950), la Studio 44 (1952), la Divisumma 24 (1956), la Lettera 32 (1963). Questi modelli rimangono in produzione per oltre 15 anni.

Olivetti porta sul mercato dei prodotti destinati a diventare veri oggetti di culto per la bellezza del design, ma anche per la qualità tecnologica e l'eccellenza funzionale, tra questi la macchina per scrivere portatile Lettera 22.

Nel 1959 una giuria di 100 designers promossa dall'Istituto Tecnologico dell'Illinois sceglie la Lettera 22 disegnata da Nizzoli come primo dei 100 migliori prodotti di design realizzati negli ultimi 100 anni.

Tra i vari riconoscimenti ottiene nel 1956 il prestigioso premio del Compasso d'Oro assegnato con questa motivazione: "viene attribuito alla macchina da scrivere Lettera 22 in quanto esempio di ottima soluzione per le esigenze di portabilità legate alla tipologia di oggetto. La ricerca estetica di Nizzoli si risolve qui in una forma che esalta il concetto stesso di portabilità coerentemente con le esigenze di minimo ingombro".
La macchina per scrivere misura 8,3 × 29,8 × 32,4 cm e ciò la rendeva, nonostante il peso di circa 4 chilogrammi, estremamente funzionale al trasporto per i canoni dell'epoca. L'unità della carrozzeria è ottenuta nonostante la divisione della scocca in due parti per consentire la pulizia dei martelletti, la sostituzione del nastro di scrittura ed un più facile accesso agli altri dispositivi.

La lettera 22 è una macchina per scrivere con leve di scrittura a pressione. Ogni volta che viene premuto un tasto di scrittura il martelletto corrispondente, tramite il cinematico, va a battere sul nastro con inchiostro rosso o nero, dietro al quale sta il foglio di carta sul quale viene così impresso il simbolo corrispondente. Una piccola leva situata in alto a destra della tastiera può essere usata per controllare la posizione del nastro e selezionare la stampa in colore nero, rosso o senza inchiostro (in caso di copie con la carta carbone).

Il movimento del nastro, che si ha ad ogni pressione, cambia direzione automaticamente quando il nastro è finito su entrambe le ruote. Due sensori meccanici, vicino ad ogni ruota, si spostano quando il nastro si tende e fissano la ruota giusta al meccanismo di trasporto del nastro staccando l'altra.

La tastiera è del tipo QZERTY, come è solito delle macchine italiane. Oltre ai tasti di scrittura la tastiera include una barra spaziatrice, due tasti delle maiuscole, un tasto fissamaiuscole, il tasto di ritorno ed un tasto di tabulazione. Di questi solo il tasto di ritorno ha indicato un simbolo su di sé (una freccia rivolta a destra), mentre gli altri cinque citati vengono lasciati vuoti.

L'insieme dei tasti di scrittura ha un'evidente mancanza: non è presente il tasto col numero 1 che si ottiene utilizzando la lettera l (elle) minuscola oppure la I (i) maiuscola; allo stesso modo non è presente lo zero, che si ottiene digitando la O (o) maiuscola. Sebbene questo oggi possa sembrare strano, era invece piuttosto comune nelle vecchie macchine per scrivere.

Sono molti gli scrittori e i giornalisti che hanno trovato nella Lettera 22 una compagna ideale per il proprio lavoro. Ricordiamo, solo per citarne alcuni, Cesare Marchi, Enzo Biagi, Indro Montanelli

La Lettera 22 è esposta nella collezione permanente di design al Moma (Museum of Modern Art) di New York.
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