domenica 20 novembre 2011

Macchine per scrivere: stenografia

Indovinate un po' chi ha inventato la stenografia? Lo sapete? E allora chi ha inventato la stenografia meccanica? Le risposte sono quasi scontate: un italiano, o meglio in Italia. E si la stenografia veniva già utilizzata ai tempi dei Romani. Marco Tullio Tirone, il segretario di Cicerone, per trascrivere i discorsi di quest'ultimo aveva infatti inventato quelle che poi furono chiamate notae tironianae, un sistema di circa 4000 simboli che sostituivano le radici verbali o le loro lettere finali: questo sistema fu poi adottato per diversi secoli finché, dopo l'XI secolo, cadde quasi completamente nell'oblio.
La stenografia mecanica è stato ideata nel 1862 (e brevettata nel 1878) dal prof. Antonio Michela Zucco ed è attualmente utilizzato, nella sua versione computerizzata, presso il Senato della Repubblica per la redazione dei resoconti stenografici. Per interessamento di Cavour, la resocontazione stenografica fu introdotta nel 1848 nel Parlamento Subalpino. In Italia la stenografia è stata utilizzata fino al 2000 nel campo della resocontazione parlamentare per verbalizzare le Assemblee della Camera dei Deputati, mentre al Senato della Repubblica si utilizza la stenotipia.
Esso si basa sull'utilizzo di un'apposita tastiera formata da 20 tasti, simili a quelli di un pianoforte. Ad ogni tasto è associato un segno grafico ed un preciso valore fonico. I segni grafici utilizzati in totale sono sei e si ripetono sulla tastiera secondo un preciso schema. Ho avuto modo di stenografare ed apprendere il metodo Meschini durante i primi due anni dele superiori frequentando l'Istituto Tecnico Commerciale ma non ho mai avuto modo di applicarla nella vita di tutti i giorni.

Un elemento che ha contribuito alla crisi della stenografia è stato l'avvento delle macchine per stenografare e soprattutto l'avvento della stenotipia e la registrazione magnetica.
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